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FUNDRAISING: Il web è ancora poco usato PDF Stampa E-mail

Solo il 20-30% dei fund raiser ricorre alle potenzialità della rete secondo la "Prima indagine sul fundraising in Italia" promossa da Assif. Ma qualcosa si muove: nelle ultime settimane sono stati presentati diversi portali, gestiti da banche.

 

 In Italia l'uso del web come strumento per la raccolta fondi per le organizzazioni non profit è ancora poco diffuso: solo il 20-30% dei fund raiser, infatti, ricorre alle potenzialità della rete. Ma qualcosa si sta muovendo, anche in questo settore. Nelle ultime settimane sono stati presentati diversi portali (in alcuni casi garantiti da gruppi bancari) che fanno da filtro tra i donatori e le associazioni non profit in cerca di fondi. Ma non solo: la presenza di istituti bancari (come Banca prossima e UniCredit) che hanno lanciato questi portali (rispettivamente "TerzoValore" e "Ilmiodono.it") rassicurano i potenziali donatori.

"Pubblicando i progetti sul portale fanno da garanti all'iniziativa - spiega Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per le Onlus - Funge da detonatore, da moltiplicatore delle donazioni altrui".

 

Un fundraiser su cinque utilizza il web per la raccolta fondi. Una stima elaborata da Paolo Venturi, direttore di Aiccon - The fund raising school, che sottolinea la "scarsa propensione dei fundraiser italiani all’innovazione e alle tecnologie soprattutto nello sviluppo del web, che entra a far parte del lavoro quotidiano dei fundraiser solo nella misura del 20%". Un dato che emerge dalla "Prima indagine sul fund raising in Italia", promossa da Assaif-Associazione Italiana Fundraiser.

Si segnala però che "circa il 96% dei fundraiser ha sfruttato lo strumento del 5 per mille come nuova occasione di raccolta fondi, promosso soprattutto tramite il web (quasi il 90%)", aggiunge Paolo Venturi.

 

Leggermente più alta la stima fatta da Unicredit (che il 23 marzo ha presentato il portale ilmiodono.it, uno strumento on line di supporto alla raccolta fondi). Solo un terzo degli organismi non profit utilizza l'on line per la raccolta fondi. Ma il 60% si dice interessato ad applicativi web per sviluppare questa opportunità", spiega Paola Chiarelli, di Unicredit.

Grazie a ilmiodono.it, i clienti non profit potranno presentare la propria attività e i principali progetti in corso, raccogliere donazioni dai clienti Unicredit con bonifico in line e da non clienti con carta di credito. Oppure con il tradizionale bonifico bancario. Inoltre il sito offre un motore di ricerca che permette di selezionare secondo differenti criteri (ad esempio il tipo di attività svolta, il Paese in cui si opera) l'organizzazione o il progetto da sostenere.

 

Simile l'impostazione di "TerzoValore", piattaforma internet sviluppata da Banca Prossima (la banca del Gruppo Intesa San Paolo dedicata al terzo settore) in collaborazione con il settimanale Vita. L'obiettivo è quello di sviluppare una "community" di donatori che coinvolga soprattutto i cosiddetti donatori occasionali. Dai primi di maggio, sul sito www.terzovalore.com, le associazioni nonprofit presenteranno i progetti per i quali chiedono un finanziamento. Due le modalità con cui gli utenti possono operare dopo essersi registrati: prestare il denaro all'associazione scelta concordando il tasso di interesse e i tempi per la restituzione ("Prestobene") oppure donare i soldi a un'associazione che si impegna a trasferirli ad altre organizzazioni dopo averli usati ("Donobene"). "La banca riceve il progetto e lo valuta -commenta Stefano Zamagni- inoltre contribuisce, economicamente al progetto. In questo modo offre una garanzia al donatore: 'Se la banca ci mette dei soldi, vuol dire che il gioco vale la candela. E faccio bene a donare'".

 

C'è poi l'iniziativa promossa da Marcello Tridapali, presidente dell'associazione ReteTosta che ha lanciato un sito (a metà strada tra e-bay e Facebook) in cui i benefattori-donatori mettono a disposizione della community oggetti di cui si vogliono "disfare" (dal vecchio giradischi ai giocattoli dei figli ormai cresciuti) mentre i benefattori-acquirenti li comprano in una vera e propria asta che avviene sulla piattaforma virtuale di astatosta.org. Ciascun benefattore-donatore decide, al momento della registrazione sul sito, a quale progetto di solidarietà devolvere i soldi ricavati dalla vendita dell'oggetto inserito in catalogo. "Fare solidarietà divertendosi, questa è la sfida -spiega Marcello Tridapali-. Il nostro obiettivo è andare a sostenere i progetti dele piccole associazioni che lavorano in prima linea e che, spesso, fanno fatica a raccogliere i fondi".